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Bonus mamme 2026: 60 euro al mese, domanda entro il 31 dicembre

Il nuovo bonus mamme per il 2026 vale 60 euro al mese, fino a un massimo di 720 euro. Non è automatico: va chiesto all'INPS, e c'è tempo fino al 31 dicembre 2026.

Rispetto all'anno scorso l'importo è salito da 40 a 60 euro mensili. La misura riguarda sia le lavoratrici dipendenti sia quelle con partita IVA, un punto che spesso sfugge e che lascia fuori molte aventi diritto semplicemente perché non presentano la domanda.

Le regole sono quelle dell'art. 1, comma 207, della legge di bilancio 2026 (legge 199/2025), illustrate dall'INPS con la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026.

Quanto vale e quando arriva

Il bonus è di 60 euro per ogni mese o frazione di mese in cui è in corso il rapporto di lavoro o l'attività autonoma, fino a dodici mensilità: al massimo 720 euro all'anno.

Tre caratteristiche che conviene conoscere subito:

  • è pagato in un'unica soluzione a dicembre 2026, non mese per mese;
  • non è imponibile né ai fini fiscali né contributivi: i 720 euro sono netti;
  • non rileva ai fini ISEE, quindi non peggiora l'accesso ad altre prestazioni.

Il beneficio è riconosciuto solo a domanda. Nessuno lo attribuisce d'ufficio: chi non la presenta non riceve nulla, anche avendo tutti i requisiti.

Il requisito dei figli

Serve essere madre (compresi i figli adottati o in affidamento preadottivo) in una di queste due situazioni:

  • due figli, di cui il più piccolo con meno di dieci anni;
  • tre o più figli, di cui il più piccolo con meno di diciotto anni.

Il requisito deve esserci al 1° gennaio 2026 oppure maturare entro il 31 dicembre 2026. Se matura in corso d'anno — tipicamente con la nascita del secondo figlio — il bonus spetta dal mese della nascita. All'opposto, quando il figlio più piccolo compie dieci anni (o diciotto, nel caso di tre figli) il diritto si ferma a quel mese.

Chi lavora, e chi resta fuori

Il bonus spetta alle lavoratrici dipendenti, pubbliche o private, esclusi i rapporti di lavoro domestico, e alle lavoratrici autonome. Fra le autonome rientrano:

  • le iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie autonome dell'INPS — artigiani, commercianti, coltivatori diretti;
  • le iscritte a una cassa di previdenza professionale (D.Lgs. 509/1994 e 103/1996): avvocate, commercialiste, architette, medici e così via;
  • le iscritte alla Gestione separata.

Il conteggio dei mesi segue la posizione previdenziale: per le iscritte alle gestioni speciali contano i periodi con obbligo contributivo legato all'effettivo esercizio dell'attività; per le professioniste, i mesi di iscrizione alla cassa nel 2026; per la Gestione separata, i periodi di effettiva attività di competenza 2026.

Chi resta fuori. La circolare esclude espressamente le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all'assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive ed esonerative. In pratica: l'amministratrice o la socia che non ha una propria posizione previdenziale da lavoratrice non rientra, anche se di fatto lavora nell'impresa.

Il caso delle madri con tre o più figli

Qui c'è una regola che genera parecchia confusione. Per le madri con tre o più figli, il bonus non spetta nei mesi in cui è in corso, anche solo in parte, un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Non è una penalizzazione: quelle lavoratrici hanno a disposizione, fino al 31 dicembre 2026, una misura più ricca, cioè l'esonero del 100% dei contributi IVS a loro carico (art. 1, comma 180, legge 213/2023). Le due cose non si sommano.

Attenzione a due conseguenze pratiche:

  • se un contratto a termine si trasforma a tempo indeterminato, il bonus cessa dal mese della trasformazione;
  • anche l'apprendistato conta come tempo indeterminato.

Per le lavoratrici autonome con tre o più figli il problema non si pone: non avendo un rapporto a tempo indeterminato, il bonus spetta regolarmente.

Il limite dei 40.000 euro

Serve che la somma dei redditi da lavoro — autonomo o dipendente — rilevanti ai fini delle imposte per il 2026 sia pari o inferiore a 40.000 euro.

Attenzione all'anno: è il 2026, non il 2025. Il limite si misura sui redditi dell'anno in corso, lo stesso a cui il bonus si riferisce. Siccome la domanda va presentata entro il 31 dicembre 2026, al momento di firmarla il dato non è ancora definitivo: si dichiara una previsione. Se a consuntivo il reddito supera i 40.000 euro il requisito viene meno, e l'INPS può recuperare quanto erogato — i controlli sulle dichiarazioni sostitutive proseguono anche dopo il pagamento.

È un punto delicato soprattutto per chi ha partita IVA e lavora per cassa: un incasso di dicembre può spostare il risultato. Se siete a ridosso della soglia, conviene fare il conto a fine novembre con i dati reali, prima di presentare la domanda.

Il modo in cui si conta merita attenzione, perché non è il reddito complessivo IRPEF:

  • contano tutti i redditi da lavoro, compresi quelli esenti o assoggettati a tassazione sostitutiva o agevolata, considerati al lordo di franchigie o riduzioni percentuali previste ai fini fiscali;
  • contano i redditi che sostituiscono la retribuzione durante il rapporto: indennità di maternità, di malattia, congedo straordinario, integrazioni salariali;
  • non contano NASpI, DIS-COLL e i trattamenti pensionistici, comprese le pensioni ai superstiti;
  • per le dipendenti il reddito si prende al netto dei contributi obbligatori trattenuti dal datore; non si deducono invece i contributi facoltativi, i riscatti e le ricongiunzioni.

Partita IVA in regime forfettario: il reddito conta eccome, perché il forfettario è un regime a imposta sostitutiva. Resta però da chiarire, per chi è vicino alla soglia, se il riferimento sia il reddito determinato con il coefficiente di redditività oppure l'incassato al lordo, dato che la circolare chiede di considerare i redditi «al lordo di eventuali riduzioni percentuali previste ai fini fiscali». Se siete intorno ai 40.000 euro, fate verificare il conto prima di firmare la dichiarazione: la domanda è un'autocertificazione e le dichiarazioni non veritiere comportano la decadenza, il recupero delle somme e la segnalazione alla Procura.

Esempi di calcolo

Qualche caso concreto, sul modello di quelli riportati dall'INPS.

Il figlio più piccolo compie dieci anni a settembre. Madre di due figli, lavoratrice autonoma. Il secondo figlio compie dieci anni il 15 settembre 2026: il bonus spetta da gennaio a settembre, 9 mesi × 60 € = 540 euro.

Nasce il secondo figlio in aprile. Al 1° gennaio 2026 ha un solo figlio; il secondo nasce il 20 aprile 2026. Il requisito si cristallizza nel mese di nascita: il bonus spetta da aprile a dicembre, 9 mesi × 60 € = 540 euro.

Partita IVA aperta in corso d'anno. Due figli piccoli, attività avviata e posizione previdenziale attiva da aprile 2026. Contano i mesi di effettivo esercizio: 9 mesi × 60 € = 540 euro.

Tre figli e contratto a termine trasformato. Al 1° gennaio è madre di tre figli, il più piccolo di cinque anni, con contratto a tempo determinato; a luglio 2026 il contratto diventa a tempo indeterminato. Il bonus spetta da gennaio a giugno, 6 mesi × 60 € = 360 euro; da luglio subentra, se ne ricorrono i requisiti, l'esonero totale dei contributi IVS.

Tre figli già maggiorenni. Nessun bonus, e nemmeno l'esonero contributivo: il requisito dell'età del figlio più piccolo non è soddisfatto.

Come si presenta la domanda

Il servizio è attivo dal 20 ottobre 2026. La domanda si presenta:

  • sul sito inps.it, con SPID di almeno livello 2, CIE 3.0, CNS o eIDAS;
  • tramite un patronato;
  • al Contact Center, allo 803.164 da rete fissa o allo 06 164.164 da cellulare.

Serve indicare i dati anagrafici e il codice fiscale di ciascun figlio e scegliere la modalità di pagamento: IBAN o bonifico domiciliato.

Scadenza: 31 dicembre 2026. Solo per chi matura i requisiti nel mese di dicembre 2026 il termine slitta al 31 gennaio 2027. Chi presenta la domanda tardi rischia inoltre di non rientrare nel pagamento di dicembre.

Sull'esito l'INPS adotta un provvedimento di accoglimento, di accoglimento parziale (limitato ad alcune mensilità) o di rigetto. Contro il rigetto o l'accoglimento parziale si può chiedere il riesame, solo per via telematica, entro il termine indicato nel provvedimento stesso.

Cosa cambia dal 2027

Il bonus da 60 euro è una misura per il solo 2026. Nasce come ponte in attesa dell'esonero contributivo parziale previsto dall'art. 1, comma 219, della legge 207/2024, la cui partenza è stata rinviata al 2027 dalla stessa legge di bilancio 2026.

Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, interviene ancora sulla materia: secondo il comunicato di Palazzo Chigi il bonus mamme «viene esteso anche alle lavoratrici autonome, insieme a quelle a tempo determinato».

Due avvertenze, però. La prima: si tratta di un disegno di legge, che deve ancora passare dal Parlamento. La seconda: dell'esonero parziale del comma 219 manca ancora il decreto attuativo con importi e modalità. Finché quei due tasselli non ci sono, sul 2027 si possono fare solo ipotesi — mentre sul 2026 c'è una scadenza certa al 31 dicembre.

Avete una partita IVA e non siete sicure di rientrare, o siete vicine alla soglia dei 40.000 euro? Contattate lo studio: verifichiamo insieme i mesi che spettano prima di presentare la domanda.

Articolo aggiornato al 30 ottobre 2026 sulla base della circolare INPS n. 106 del 16 ottobre 2026. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza personalizzata.

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Domande frequenti

Quanto vale il bonus mamme 2026?

60 euro per ogni mese o frazione di mese di rapporto di lavoro o di attività autonoma, fino a dodici mensilità, quindi fino a 720 euro per l'anno. L'importo non è imponibile ai fini fiscali e contributivi e non rileva ai fini ISEE. Viene pagato in un'unica soluzione nel mese di dicembre 2026.

Il bonus mamme spetta anche a chi ha la partita IVA?

Sì. Spetta alle lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie autonome dell'INPS (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), a una cassa di previdenza professionale o alla Gestione separata. Sono invece escluse le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all'assicurazione generale obbligatoria.

Quanti figli servono per avere il bonus mamme?

Due figli, di cui il più piccolo con meno di dieci anni, oppure tre o più figli, di cui il più piccolo con meno di diciotto anni. Il requisito deve sussistere al 1° gennaio 2026 o maturare entro il 31 dicembre 2026: se matura in corso d'anno, il bonus spetta dal mese in cui si perfeziona.

Entro quando va presentata la domanda?

Entro il 31 dicembre 2026. Il termine slitta al 31 gennaio 2027 solo per chi perfeziona i requisiti nel mese di dicembre 2026. La domanda si presenta sul sito inps.it con SPID, CIE o CNS, tramite patronato oppure al Contact Center.

I 40.000 euro si riferiscono al 2025 o al 2026?

Al 2026, cioè allo stesso anno a cui si riferisce il bonus, non all'anno precedente. Poiché la domanda va presentata entro il 31 dicembre 2026, quando si firma il dato non è ancora definitivo: si dichiara una previsione. Se a consuntivo il reddito supera i 40.000 euro il requisito viene meno e l'INPS può recuperare quanto erogato, perché i controlli proseguono anche dopo il pagamento.

Come si calcola il limite di 40.000 euro?

Si sommano tutti i redditi da lavoro, autonomo e dipendente, rilevanti ai fini delle imposte per il 2026, compresi quelli esenti o soggetti a tassazione sostitutiva o agevolata, considerati al lordo di franchigie e riduzioni percentuali. Non rilevano NASpI, DIS-COLL e i trattamenti pensionistici. Per le dipendenti il reddito si considera al netto dei contributi previdenziali obbligatori trattenuti dal datore di lavoro.

Una madre con tre figli e contratto a tempo indeterminato ha diritto al bonus?

No, non per i mesi in cui è in corso il rapporto a tempo indeterminato: per quei mesi può accedere, fino al 31 dicembre 2026, all'esonero del 100% dei contributi IVS a suo carico previsto dalla legge 213/2023. L'apprendistato è equiparato al tempo indeterminato. Per le lavoratrici autonome con tre o più figli il bonus spetta regolarmente.

Il bonus mamme è automatico?

No. È riconosciuto dall'INPS solo su domanda: chi non la presenta non riceve nulla, anche avendo tutti i requisiti. La domanda è un'autocertificazione ai sensi del D.P.R. 445/2000 ed è soggetta a controlli anche dopo l'erogazione.