Il 28 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2027. Fra le misure c'è quella di cui si parla da mesi: la soglia del regime forfettario sale da 85.000 a 100.000 euro.
Il titolo però è più semplice della norma. La soglia sale solo ai fini delle imposte sui redditi: per l'IVA il limite resta a 85.000 euro, e lo stesso comunicato di Palazzo Chigi precisa che si è «in attesa dell'autorizzazione dell'Unione europea». Vediamo che cosa significa in concreto, e soprattutto che cosa conviene fare in queste settimane.
Attenzione al punto di partenza: si tratta di un disegno di legge, non di una norma in vigore. Il testo deve ancora affrontare l'esame di Camera e Senato e in quella sede cambia quasi sempre. Fino all'approvazione definitiva, attesa entro il 31 dicembre, valgono le regole attuali.
Cosa è stato approvato il 28 ottobre
Il comunicato n. 195 del Consiglio dei ministri indica, per il regime forfettario, il passaggio della soglia di accesso «da 85.000 a 100.000 euro» ai fini delle imposte sui redditi, lasciando ferma a 85.000 euro la soglia rilevante per l'esenzione IVA.
Nella stessa manovra ci sono altre misure che toccano i lavoratori autonomi: l'estensione dell'aliquota IRPEF del 33% fino a 55.000 euro di reddito, il bonus mamme esteso alle lavoratrici autonome, un voucher fino a 500 euro mensili per tre mesi per i genitori autonomi e la cedolare secca sugli immobili commerciali. L'ampliamento dello scaglione IRPEF, va detto, non interessa chi sta nel forfettario, perché il forfettario paga un'imposta sostitutiva e non l'IRPEF a scaglioni: riguarda semmai chi ha redditi di altra natura.
Due soglie, non una
Lo schema che esce dal disegno di legge è a doppio binario:
| Ricavi o compensi incassati | Imposte sui redditi | IVA |
|---|---|---|
| Fino a 85.000 € | Imposta sostitutiva 15% (5% per le nuove attività) | Nessuna IVA in fattura |
| Da 85.001 a 100.000 € | Imposta sostitutiva 15% | IVA in fattura e adempimenti ordinari |
| Oltre 100.000 € | Regime ordinario | IVA in fattura e adempimenti ordinari |
In altre parole, chi si colloca nella fascia intermedia manterrebbe il vantaggio più evidente del regime — l'imposta sostitutiva al 15% e il reddito calcolato con il coefficiente di redditività — ma perderebbe quello che per molti è il vero motivo per restarci: la semplicità. Tornerebbero infatti l'IVA in fattura, le liquidazioni periodiche, i versamenti e la dichiarazione annuale IVA.
Il meccanismo operativo di questo doppio binario non è ancora scritto: non si sa con precisione da quale operazione scatterebbe l'IVA, come si gestirebbe la detrazione sugli acquisti, né quali regole transitorie varrebbero per chi nel 2026 ha già superato gli 85.000 euro. Sono i punti che andranno chiariti durante l'iter parlamentare.
Perché l'IVA resta ferma a 85.000
Non è una scelta di cassa del governo italiano: è un vincolo europeo. La franchigia IVA per le piccole imprese è disciplinata dall'articolo 284 della direttiva 2006/112/CE, nel testo sostituito dalla direttiva (UE) 2020/285 applicabile dal 1° gennaio 2025, che fissa in 85.000 euro il tetto massimo che uno Stato membro può stabilire per esonerare dall'IVA le piccole imprese stabilite sul proprio territorio.
Il numero 100.000 compare nella stessa direttiva, ma con un significato diverso: è il limite di fatturato annuo nell'Unione che consente alle piccole imprese di fruire della franchigia anche negli altri Stati membri. Non è un'autorizzazione ad alzare a 100.000 la soglia interna.
Per estendere l'esonero IVA oltre gli 85.000 euro l'Italia deve quindi passare da Bruxelles, con una procedura di deroga che richiede tempo e che, al momento, non è conclusa. Ecco perché il comunicato parla di «attesa dell'autorizzazione»: la parte sulle imposte sui redditi l'Italia può decidersela da sola, quella sull'IVA no.
Come funziona oggi il superamento
Per capire che cosa cambierebbe, conviene ricordare le regole vigenti, fissate dall'art. 1, commi 54 e 71, della legge 190/2014:
- fino a 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell'anno precedente si resta nel regime;
- tra 85.001 e 100.000 euro il regime vale ancora per tutto l'anno del superamento, e si esce dall'anno successivo;
- oltre 100.000 euro l'uscita è immediata: il reddito dell'intero anno si determina con le regole ordinarie e l'IVA si applica a partire dall'operazione che ha fatto superare la soglia.
Vale la pena ribadire che il conteggio segue il principio di cassa: contano le somme effettivamente incassate nell'anno, non le fatture emesse.
Chi ci guadagna davvero
Guardando i numeri, il beneficio non è per tutti uguale.
Ci guadagna chi si muove stabilmente nella fascia 85.000-100.000 euro e ha pochi costi: continuerebbe a pagare il 15% su un reddito calcolato forfettariamente anziché l'IRPEF progressiva sul reddito effettivo. Per un consulente con coefficiente di redditività al 78% la differenza tra imposta sostitutiva e IRPEF a scaglioni resta rilevante, anche dovendo gestire l'IVA.
Ci guadagna poco chi ha costi significativi: nel forfettario i costi non si deducono analiticamente, e sopra una certa dimensione il regime ordinario — che li deduce tutti e consente di detrarre l'IVA sugli acquisti — può risultare più conveniente nonostante l'aliquota più alta.
Non cambia nulla, infine, per la larghissima maggioranza dei forfettari, che sta ben sotto gli 85.000 euro. Per loro la vera notizia della manovra è un'altra, ed è quella del paragrafo che segue.
La novità silenziosa: i 35.000 che tornano 30.000
Mentre si discute dei 100.000 euro, c'è una scadenza molto più concreta che rischia di passare inosservata.
Chi ha redditi da lavoro dipendente o da pensione non può accedere al forfettario né restarci se nell'anno precedente ha superato una certa soglia: l'art. 1, comma 57, lettera d-ter), della legge 190/2014 la fissa ordinariamente a 30.000 euro. Quella soglia è stata innalzata a 35.000 euro prima per il 2025 e poi, con la legge di bilancio 2026, anche per il 2026.
È una proroga anno per anno. A legge vigente, dal 2027 il limite torna a 30.000 euro, e il disegno di legge approvato il 28 ottobre non risulta prorogarlo.
Chi deve fare attenzione: il dipendente o il pensionato che nel 2026 ha un reddito da lavoro o da pensione tra 30.000 e 35.000 euro e affianca una partita IVA forfettaria. Se la proroga non arriva nel corso dell'iter parlamentare, dal 1° gennaio 2027 esce dal regime e passa alla tassazione ordinaria, con IVA e contabilità.
È una platea molto più ampia di quella interessata dalla soglia dei 100.000 euro, e con un impatto economico immediato. Vale la pena fare due conti già adesso e seguire l'iter della manovra su questo punto specifico.
La consultazione del MEF, aperta fino al 18 novembre
Il 21 ottobre 2026 il Dipartimento delle Finanze ha aperto una consultazione pubblica sull'innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi del regime forfettario. Non è una proposta di modifica: è una valutazione a posteriori degli effetti prodotti dall'innalzamento già avvenuto, per capire come ha inciso su chi il regime lo usa davvero.
La consultazione è aperta fino al 18 novembre 2026, si svolge online, non è anonima e si rivolge ai contribuenti che applicano o hanno applicato il regime. Il questionario è breve: sei domande, quattro a risposta multipla e due aperte.
Chi ha una partita IVA forfettaria e un'opinione su come funziona il regime ha qui un'occasione concreta di farla arrivare a chi scrive le norme. Il questionario si raggiunge dalla sezione «Consultazioni aperte» del sito del Dipartimento delle Finanze.
Cosa fare adesso, prima di fine anno
Fino all'approvazione definitiva della manovra restano in vigore le regole attuali, e le decisioni di dicembre si prendono su quelle. Tre cose da controllare:
- A quanto siete di incassato. Conta la cassa, non le fatture emesse. Chi è vicino agli 85.000 euro deve sapere che superarli, con le regole di oggi, significa uscire dal regime dal 2027; superare i 100.000 significa uscirne subito, con l'IVA dovuta sulle operazioni a partire da quella che fa sforare.
- Quando incassare. Il momento dell'incasso è spesso l'unica leva disponibile, ed è legittimo gestirlo. Attenzione però: spostare incassi al 2027 li fa confluire nell'anno successivo, con effetti a cascata sull'anno dopo ancora. È una scelta da fare con il conto in mano, non d'istinto.
- Il reddito da lavoro dipendente o da pensione del 2026. Se sta tra 30.000 e 35.000 euro, è il dato da monitorare più da vicino in questa manovra.
C'è poi un punto che al momento non ha risposta e sul quale conviene non fare previsioni: se la nuova soglia entrerà in vigore nel 2027, non è ancora chiaro come sarà trattato chi nel 2026 ha incassato tra 85.001 e 100.000 euro. Dipenderà dalle norme transitorie, che oggi non ci sono. Chi si trova in quella fascia farà bene ad aspettare il testo definitivo prima di prendere decisioni irreversibili.
Volete capire come vi colloca la vostra situazione specifica, o se il forfettario resta la scelta giusta anche con i numeri del prossimo anno? Contattate lo studio per una valutazione personalizzata. Se invece volete prima inquadrare il regime nel suo insieme, trovate tutto nella guida completa al regime forfettario.
Articolo aggiornato al 30 ottobre 2026, sulla base del comunicato n. 195 del Consiglio dei ministri del 28 ottobre 2026. Il disegno di legge di bilancio deve ancora essere esaminato dal Parlamento e le disposizioni qui descritte possono cambiare. Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza personalizzata.